Ok signore u_u per farmi perdonare questo ritardo ritardissimo vi metto tutti i capitoli+interludi rimasti, così concludiamo u_u
spero vi piacciano e vi auguro buona lettura
firmato:
pat raffredata-----
Interlude XIX
CamiciaShirtIl colletto si abbassò lentamente, mentre una fila di piccoli baci lungo le sue spalle le spezzavano il fiato, e la mente si alleggeriva.
Quando sentì la leggera stretta al collo, sbottonò l’asola e lasciò che quella camicia si liberasse ancora di più. Ma lui non scese più in fondo. Risalì e le diede un bacio sotto l’orecchio, e poi un altro e un altro ancora, lentamente, percorrendo le forme del suo collo. Lasciò le sue mani libere di percorrerle i fianchi, mentre lei abbandonava i palmi su quel legno ormai caldo.
Non c’era nessuno che avrebbe potuto toccarle quella schiena come adesso faceva lui, sotto quel cotone, fra baci e carezze. Sospirò profondamente nel sentirlo aprire l’ultimo bottone, così lei prese a fare lo stesso con gli altri, fin quando le loro mani non si incontrarono a metà strada, lei voltò il viso e lui le lasciò un languido bacio, prima che entrambi slacciassero anche l’ultima asola.
Roy si premurò di lasciare qualche estenuante tocco nello sfilarle la camicia, che lei prese e abbandonò sul pavimento. Non la fece voltare ma partì di nuovo con quelle carezze e quei baci dalla sua nuca, scostandole i capelli, senza tralasciare alcuno spazio, scendendo fino alla vita.
Il fiato mozzo e le mani strette alla porta, quando lui le si avvicinò all’orecchio scostandole delicatamente un ciuffo di troppo, sussurrandole:
«Mai visto una donna più bella»
E lei, nel cercare di riprendere quel fiato perso, vide la giacca di lui finire sul pavimento, accanto la sua camicia.
Sorrise.
Episode XXIV
MaliziaMischiefVoltarsi e vederlo lì. Quel nero, quel viso, quelle labbra erano solo per lei.
Quel momento tutto per loro.
Per un tempo che le sembrò infinito si guardarono negli occhi e non dissero una parola. Ogni tanto le mani scendevano lente sulle spalle, sulle braccia o per qualche carezza sul petto. Molti sguardi evitati e tanto imbarazzo.
Finché i suoi occhi caddero su quella camicia bianca a quel colletto perfetto, come sempre, e quel bottone, il primo, ancora lì al suo posto.
Le sue dita percorsero lente il petto di lui, che trattenne il fiato, spiazzato. Poi quell’asola si separò dal resto, e lei tornò a respirare. Anche le altre furono presto divise e nel vedere quel petto alzarsi e abbassarsi in respiri mozzati, imbarazzati e indecisi come i suoi, fu come rendersi conto che anche lì doveva esserci un cuore, e forse stava battendo all’impazzata come il suo in quel momento.
Alzò gli occhi, lui la stava guardando, in attesa.
Riza sentì le proprie mani scostare il tessuto e lentamente accarezzare quel petto il cui cuore sembrava volerlo sfondare. Un lieve sorriso le incurvò le labbra e spinse la mani su per le spalle, la camicia cadde a terra e nessuno vi badò più.
Assaporò la sensazione di calore sotto i suoi palmi, e le mani di lui porsi sul suo viso, lente e delicate. Aprì gli occhi. La guardava intensamente, e ogni tanto lasciava qualche carezza con le dita sulle sue guance.
Era una sensazione bellissima, come essere cullati in un calore dimenticato da troppo tempo, come ritrovare qualcosa di perduto. Lasciò andare un sorriso, e lui ricambiò.
Si scambiarono un altro bacio, che fu diverso da tutti gli altri. Fu l’inizio di qualcosa, Riza lo percepì, come le sue mani scendere su quel petto e il respiro di lui rallentare ancora. E poi per un secondo, lasciarsi andare un attimo e trovare il tempo di sussurrare un pensiero.
«Credo sia da sempre…» Disse in un soffio lei, Roy incrociò i suoi occhi, non capendo.
«Cosa?» Chiese lui, ancora col fiato mozzo. Riza gli prese il volto fra le mani, e scostandogli il ciuffo, inoltrandosi ancora in quel nero rispose:
«Ti amo, Roy» Lui spalancò gli occhi e trattenne un profondo respiro. Poi sorrise e, vicinissimo alle sue labbra, sussurrò:
«Questo è un colpo basso, Tenente…» Le scappò una lieve risata mentre lui le lasciava di nuovo un bacio, profondo e pieno di gratitudine.
Carezze lente, quasi strazianti le fermavano il fiato accelerandole il battito.
Le diede ogni sorta di bacio, morso e sussurro. Anche lei del resto, passava le dita su quei capelli neri e l’altra mano a correre stretta sulle sue spalle. Quando si sentì sollevare in braccio, lasciò andare un respiro di troppo, sorpresa. Roy la trattenne a sé e lei, sorridendo, gli cinse le gambe alla vita e si lasciò catturare le labbra, ancora una volta.
Non ricordava di aver mai percorso la strada fino alla sua camera in così tanto tempo. Sentì un piccolo fremito d’orgoglio nel vederlo perdersi continuamente su di lei, abbandonando ogni cosa, quasi a dimenticare dove fosse.
Quando furono sulla porta Riza trascinò la mano a fatica sulla maniglia, una volta dentro lui la portò sulle coperte e lei si trascinò indietro, fino al capo del letto e Roy la seguì, senza smettere di baciarla.
Distesi uno sopra l’altro si presero un attimo per riprendere fiato, ma con quei piccoli e brevi baci sulle sue labbra lui non riusciva ad allontanarsi da lei.
Riza capì che non avrebbe mai voluto fermarsi, e nemmeno volendo avrebbe potuto fermare lui.
Le dita si strinsero alla coperta e a quei capelli, mentre le baciava il collo, scendendo dalle spalle all’incavo del seno. Roy portò le mani dietro la sua schiena e slacciò il reggiseno, poi salì sul suo viso e le sorrise, infilando due dita sotto una spallina e trascinandola giù con estrema lentezza, lo stesso fece con l’altra mentre la bocca le sfiorava il volto, causandole diversi sussulti, nel finire le lasciò un bacio, molto profondo. La stordì sentire quella lingua carezzarle la labbra e l’indumento trascinarsi via. Le morse il labbro superiore e lei lasciò un lieve mugolio soddisfatto. Tornò sulla sua guancia, fino all’orecchio, a sussurrarle:
«Riza…»
Il cuore le balzò in gola e la sensazione fu accentuata quando lui sussurrò ancora «Mi fai impazzire» Lei sgranò gli occhi ma non riuscì a tenerli aperti per molto, milioni di brividi la invasero mentre lui scendeva lento, lasciandole dei baci con cui sembrava volesse assaporarla il più a lungo possibile. Di contrasto Riza sentì le proprie dita affondare sulle sue spalle, e la voce lasciare lenti mugolii. Roy continuò, scese senza sosta e perfino il sentore del suo respiro sulla pelle era troppo per lei. Aprì gli occhi, fissò il soffitto, non riuscendo a trovare né la forza né il coraggio di guardare ciò che stava per fare.
Ed infatti le bastò la sensazione, il tatto nel sentirlo inoltrarsi più in fondo, le mani fino a quel momento lasciate sulle spalle scesero fino al seno, chiuse gli occhi, il fiato mozzo e più veloce. Lui l’accarezzava, con quella lentezza che lo sapeva, volevano farla impazzire e continuò, gli strinse i capelli fra le dita, nel tentativo di rallentare quell’ascesa alla follia e sentì la sua voce farsi più forte mentre lui baciava ogni lembo della sua pelle e fra un bacio e l’altro lasciava qualche traccia con la punta della lingua, sentì la voce uscirle flebile mentre sussurrava il suo nome, ma lui non si fermò e continuò diverse volte, sempre più intensamente. All’estremo, Riza sentì la schiena inarcarsi e la voce urlare:
«Roy!» Lui si fermò, e alzandosi lievemente fino al suo volto, una mano ancora sul suo seno e l’altra a scostarle i capelli. Sentì il solletico del suo respiro, e quel piccolo bacio posarsi lento. Lo teneva stretto al collo, mentre cercava ancora di trattenere il fiato impazzito e il cuore che ormai non teneva più il conto dei battiti. E mentre quegli occhi neri la scrutavano lei chiuse i suoi e sussurrò di nuovo, più dolcemente, come una conferma che lui fosse davvero lì in quel momento.
«Roy…» Poi lo trascinò su di sé e lo baciò, lasciò la lingua vagare e i suoi mugolii vennero presto seguiti dai piccoli lamenti soddisfatti e bassi di lui.
Le sfiorò il collo con le labbra, l’accarezzò fino al bordo dei pantaloni e un respiro profondo le tagliò la gola. Alzò di nuovo gli occhi al soffitto e respirò a fondo mentre lui slacciava quel bottone e con le mani faceva scorrere il tessuto sulla sua pelle, lento.
Riza fremette, e quando li sentì oltrepassarle i piedi e le mani di lui salire lente e calde per le sue gambe strinse il lenzuolo contenendo i sussulti. Roy le pose diversi baci sul ventre fino al petto e lei non riuscì più a controllare la voce.
Allungò le mani e gli slacciò il bottone dei pantaloni, lui le sorrise e li tirò giù del tutto.
Fra un bacio e l’altro lasciarono andare anche gli ultimi indumenti rimasti.
In quel momento Roy si fermò e la guardò intensamente, un sorriso strano, quasi commosso. Le ricordava terribilmente quello che aveva da bambino, quel sorriso sempre presente, quasi sfacciato.
Fu una sensazione strana, sentì un leggero magone salirle alla gola e deglutì, tentando di spingerlo in fondo. Non era tristezza, c’era qualcosa in quegli occhi che la spiazzava. Erano bellissimi.
Roy pose la fronte sulla sua e le accarezzò la guancia. Si guardarono negli occhi per qualche istante e si sorrisero, prima di un altro bacio. Le labbra di lui furono lente in quelle carezze, e i loro sussurri si alternarono.
Riza inarcò la schiena, stringendosi alle sue spalle. Chiusero gli occhi, e tra le milioni di sensazioni c’erano anche i loro battiti ad alternarsi, e fu bellissimo sentire quel tumulto farsi avanti solo per lei. Ma prima di lasciarsi andare al piacere più grande lo trascinò su di sé. Si guardarono negli occhi mentre le loro voci si mischiavano in quel tumulto dei sensi. Lui sorrise, e fra un respiro e l’altro disse:
«Ti amo, Riza» Lei non riuscì a dire niente, in quel caos di sensazioni le sembrò l’apice. Si avvicinò a lui e i loro respiri si mischiarono e fu felice, vedere quegli occhi neri che aveva desiderato così tanto guardarla come stavano facendo in quel momento. Era tutto perfetto.
Le mani sempre più strette e quel piacere salire profondo, intenso. Le loro voci a spezzare il silenzio di quella casa, il calore e il fiato corto.
Sì, tutto perfetto.
Episode XXV
CapelliHairEra lui.
Era solo profumo di lui.
Infilò le dita in quella matassa nera e le lasciò scorrere in lievi carezze sul palmo.
Lo vide sorridere, e capì che era sveglio. Trattenne una risata e continuò quel girotondo sulla sua testa. Ad una carezza particolarmente profonda lui allungò il braccio e la strinse a sé più forte lasciandole andare una risata. Sentì le sue labbra baciarle il petto e quelle mani cercare di districarsi fra quel monte di lenzuola bianche.
«Roy…» Lui non rispose, ma la sua mano continuava ancora a cercare un passaggio tra quelle coperte. Lo chiamò di nuovo, con molta dolcezza e un paio di carezze in più che, all’aprirsi a malapena di quegli occhi assonnati, capì che non avevano per nulla guastato.
«Ma quante lenzuola ci sono qui, accidenti?» Domandò alla fine, spazientito, aprendo definitivamente gli occhi. Sorrise mentre lo vedeva ancora affaccendarsi in quel bianco, ma la sua risata venne interrotta e trascinata in un lento sussurro di piacere nel sentire quella mano salire lenta sulle sue spalle. Lui esultò, soddisfatto. Quelle dita finirono sui suoi capelli e presero a giocarvi
«Mi fai il solletico…» Rise debolmente lei, abbandonata a quelle carezze. Lui sospirò inoltrandosi fino la nuca, delicato. Riza lasciò andare un altro respiro di piacere.
«Così va meglio?» Gli chiese, scherzando, ma lei si limitò ad annuire lasciandosi andare sul suo petto, caldo, cullata da quel respiro. Roy prese la sua mano e ne baciò il dorso.
Rimasero così per qualche minuto finché non lo sentì trattenere una risata, lei aprì gli occhi e lui le si gettò addosso «Ahh, vieni qui» Afferrandola per la vita, sorpresa gettò un urlo divertito tentando di dimenarsi, ma lui riuscì a portarla seduta sopra di sé, così lei si voltò arresa, con ancora quel lenzuolo malamente indosso, cingendogli la vita con le gambe.
Gli pose le braccia sulle spalle e lo guardò in attesa.
«Sei peggio di un bambino» Scherzò, con fare serio. Roy alzò gli occhi al cielo, sollevandosi un ciuffo con un soffio e la guardò, con ancora quello sguardo, come rinato dalla sua infanzia, e sorridendole le passò una mano dalla guancia ai capelli. Lei vi si appoggiò assaporando quel tepore improvviso, lasciando un altro mugolio.
«Sei troppo bella»
Riza sorrise arricciando il naso «Non dire stupidaggini»
Lui sgranò gli occhi «Io non dico mai stupidaggini!» Lei inarcò un sopracciglio, poco convinta. Ma lui continuò «Ah, ok, forse è vero, qualche volta magari dico qualche idiozia ma questa…» Le poggiò la fronte sulla sua «…questa non è una stupidaggine» Le sorrise, e lei dovette allontanare lo sguardo imbarazzata.
In quel minuto di silenzio lui la scrutò a fondo, e riuscì a notare un cambiamento in quello sguardo «È finita la magia?» Le chiese preoccupato, lei si voltò, osservando quel volto che adesso, con un sorriso malinconico, le chiedeva dei suoi pensieri. Si sentì in colpa e portò un ciuffo dietro l’orecchio dicendo:
«Scusami, stavo solo pensando…» Ammise.
«Ti chiedi come faremo?»
Anche se spiazzata da una domanda così diretta lei annuì con quella malinconia nascosta dietro un tenue sorriso. Roy le fece un’altra carezza e a quel contatto Riza non riuscì a fare a meno di esternare quel dubbio:
«Abbiamo fatto la cosa giusta?» Gli chiese prendendogli la mano fra le sue, lui fu sorpreso dalla domanda poi scosse il capo rispondendo:
«Non so cosa sia giusto o meno, non conosco la risposta. Ma non c’è altro posto dove vorrei essere in questo momento»
Riza sentì un calore invaderle il petto e tirarle fuori un caldo «Anch’io»
Roy le si avvicinò dandole un delicato bacio sulla fronte.
«Anche io ho paura, Riza, e in questo periodo ho compreso che avrò
sempre paura, come tutti. Però….» Le prese il volto fra le mani «… ci sono cose che non possiamo evitare, per quanta paura facciano.»
«Lo so, Roy… solo» Lei lottò con la sua voce, trattenendola «Mi chiedo come faremo…»
Lui le sorrise ancora, infondendole tanta serenità, dicendo:
«Allora farò come quando eravamo bambini, continuerò ad amarti in silenzio, aspettando con ansia questi momenti»
Riza chiuse gli occhi, lasciandosi andare in un sorriso dolce e speranzoso. Gli sfiorò le labbra con le sue e sussurrò «Come quando eravamo bambini, eh?»
«Beh, sì… più o meno» Roy sorrise e, assaporando quel bacio, la riportò distesa.
Interlude X
“Benvenuto a casa”"Welcome home"Il rumore dell’acciottolato farsi strada sotto le sue scarpe lucide, pulite, da vero damerino, lo accompagnava per tutta la sua camminata.
Quel giorno il tramonto gli dava davvero noia, era la fine dei suoi giorni di libertà, chissà cosa avrebbe fatto il suo nuovo maestro?
Che idea assurda, come se non avesse niente di meglio da fare nella sua vita che stare dietro ad un vecchio pazzo con le sue strane idee sull’alchimia.
L’odore di alberi ed erba era molto intenso, un uccello venne fuori dal suo nido spaventandolo.
Odiava già quel posto. La porta si aprì con un lento cigolio, la polvere gli invase subito le narici.
Si portò una mano alla bocca tossendo, uno sprazzo di vento entrò forte ripulendo l’ingresso da quella miniera di pulviscoli e legno antico. Sospirò osservando il sole penetrare dagli spiragli offuscati delle finestre.
Tutto era esattamente come lo ricordava.
L’uomo lo fissò intensamente, gli fece diverse domande alle quali rispose con il tono superbo di una piccola peste, rinomato per la sua sfacciataggine e compiaciuto di sé stesso. Ma il vecchio non demorse e abbassandosi alla sua altezza gli sussurrò:
«Ascolta ragazzino, ho un bel po’ di tempo per dimostrarti che di piccoli fannulloni senza stoffa come te ne ho visti nella mia vita, fin troppi. Allora, hai intenzione di andare a pulire quel capanno o vuoi renderti i mesi qui dentro un vero inferno?» Il vecchio morse la sua pipa. Il ragazzino si crucciò e lo precedette.
Era proprio come dicevano, il vecchio Hawkeye era il diavolo. «Hai intenzione di restare sull’uscio ancora per molto?»
Roy si scostò, scusandosi. La vide entrare sorridendo, con in volto la stessa identica espressione che lui ebbe poco prima.
«È proprio come me la ricordavo» Disse lui, portandole una mano attorno le spalle
«Già, solo con qualche centimetro di polvere in più…» Rispose lei, avvicinandosi.
«Ah, io mi ricordavo anche quella…» Scherzò, lei gli diede un calcio sulla caviglia e lo spintonò via facendo l’offesa, lui scoppiò a ridere, saltellando poi tentò di abbracciarla di nuovo.
«Fai sempre lo scemo» Riza gli diede le spalle, sfiorando quel velo di polvere sul tavolo, rivelando il rosso intenso del legno di ciliegio.
«Dai…» L’abbracciò da dietro, dandole un bacio sulla tempia. Lei non oppose resistenza ma non ricambiò «…questo posto mi riporta alla mente tanti ricordi» Ammise Roy, e nel farlo sentì le spalle sotto le sue mani rilassarsi a quell’affermazione.
«Roy, tieni a mente quello che ti dirò adesso» Il vecchio Hawkeye chiuse la porta della stanza e si diresse alla sua scrivania. Il tredicenne apprendista lo attendeva, stanco come non mai dopo una lunga giornata di lavoro manuale, seduto in una delle due sedie di fronte il tavolo, fissava il maestro pacato e composto.
L’uomo lo guardò crucciato e continuò «Fin’ora non ne avevamo mai parlato, ma mi sembra il caso adesso di chiarire certe... cose» Il ragazzo spalancò gli occhi e deglutì. Quegli occhi gialli e incattiviti lo fissarono per qualche secondo «Mia figlia, che non ti passi nemmeno per l’anticamera del…»
Il ragazzo sussultò, incredulo, esclamando «Come, prego?» «Roy fai piano!» Lo ammonì Riza, vedendolo sfrecciare su per le scale verso la biblioteca.
«Dai vieni!» La chiamò lui entusiasta, la ragazza alzò gli occhi al cielo esasperata e lo seguì al piano superiore.
Roy aprì la porta che, come le altre cigolò al contatto, e lanciò un’esclamazione di meraviglia alla vista di quella montagna di libri. Lei lo raggiunse e incrociò le braccia sorridendo, nel vederlo così preso da quei vecchi volumi.
«È tutto leggermente meno “enorme” di quanto ricordavo» Disse lui, sfogliando un grande tomo di alchimia. Riza gli si avvicinò stringendosi al suo braccio.
«Allora arrivederci, Signor Mustang» Non voleva credere che lei stesse trattenendo un magone per lui.
«Sicuro Riza! Ci rivedremo prestissimo» Gli uscì solo quel tono idiota, ma pareva avesse funzionato perché lo sguardo di lei si fece più aperto e un vero sorriso le si aprì in volto. La vide voltarsi intorno, alla ricerca di qualcosa o forse… di qualcuno. Poi tornò di nuovo verso di lui e gli schioccò un bacio sulla guancia.
Roy sentì la corriera arrivare alle sue spalle e il fischio annunciare la fermata, immobile fissò Riza scostarsi il ciuffo dal viso e nel frattempo stupirsi di quell’atteggiamento. Lo incitò a salire prima di perdere il passaggio e lo salutò finché lui e la corriera non ebbero svoltato l’angolo.
Roy alzò la mano di rimando, ma dopo quella curva si tastò la guancia in cui ancora sentiva risiedere quel piccolo, grande regalo.
Chissà se l’avrebbe mai più rivista. La strinse più forte e lei sorrise.
Oltre quella finestra aperta il cielo era rosso e gli alberi già per metà dormienti.
Le sfiorò la guancia con le labbra e lei si voltò, sorpresa.
«Cosa c’è?» Gli domandò svegliatasi da quel tepore, lui alzò le spalle e sorrise.
«Solo tanti ricordi» La baciò sulle labbra e lasciò che tutti i profumi abbandonati nei suoi ricordi riaffiorassero in quell’istante.
END
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