Roy e Riza - Royai Fan Forum

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Le iniziali dell'amore - EdWin 11 Themes, Raccolta EdWin
CAT_IMG Posted on 31/10/2009, 21:21Quote
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:*_*: che carini! ahahah l'alchimista sessualmente frustrato ahahah
anche io vorrei un cameriere come Ed o Al o Roy o Jean o Maes o King o Ling o...*non si ferma e muore per sbavamento*
......o magari tutti insieme *ç*............... :morto:

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CAT_IMG Posted on 4/11/2009, 19:46Quote
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CITAZIONE (Crazy-girl4ever @ 31/10/2009, 21:21)
:*_*: che carini! ahahah l'alchimista sessualmente frustrato ahahah
anche io vorrei un cameriere come Ed o Al o Roy o Jean o Maes o King o Ling o...*non si ferma e muore per sbavamento*
......o magari tutti insieme *ç*............... :morto:

Se esistesse un albergo con camerieri del genere ci andrei direttamente a vivere! *O* XD

Cmq grazie, ecco qui il sesto chap^^





Discover {Scoprire}








Scoprire che la sua migliore amica d'infanzia, ormai diciassettenne, dormiva ancora con il suo orsacchiotto di peluche preferito, era stato esilarante per Edward Elric.







Winry non lo sopportava, non ne poteva più.
Ogni volta che incrociava il suo sguardo, ogni volta che entrava nella stessa camera dove era presente anche lui e ogni volta che lo minacciava di morte lenta e atroce, Edward la guardava e sghignazzava, per poi mettersi a ridere.
A nulla erano valse le mille e più chiavi inglesi che avevano avuto l'onore di fracassargli il cranio, no, lui continuava imperterrito a prendersi gioco di lei.
E tutto perchè quella notte fatale aveva dimenticato di chiudere a chiave la porta della sua camera e lui, da buon ficcanaso, era entrato e l'aveva vista, mentre tranquilla abbracciava il suo tenero orsacchiotto di peluche.
Le aveva anche scattato una foto, quell'infame, e l'aveva mostrata praticamente a mezzo quartiere; ora anche la loro vicina di casa sapeva che era ancora una poppante.
La doveva pagare, oh sì se doveva pagare! Mai mettersi contro Winry Rockbell!




* * *






Quella mattina Winry si svegliò di buon ora.
Piano si alzò, indossò i vestiti preparati la sera prima e con passo felpato si diresse nella camera dei fratelli Elric.
Socchiuse di poco la porta e sbirciò dentro. Come previsto sia Ed che Al dormivano ancora.
Entrò, facendo cigolare fastidiosamente le assi di legno sotto i suoi piedi, ma per fortuna i due fratelli avevano il sonno pesante.
Si avvicinò al letto del maggiore e osservò il suo viso profondamente addormentato. I lineamenti rilassati e le labbra leggermente dischiuse, mentre il respiro regolare faceva sì che la pancia, lasciata scoperta, si alzasse e abbassasse a ritmo.
Era un angioletto, gli faceva quasi tenerezza, ma non poteva lasciarsi distrarre, doveva mettere in atto il suo piano.
Primo: doveva posticipare di un bel po' la sveglia;
Secondo: doveva svegliare Alphonse.


Quella mattina Edward Elric si svegliò in ritardo, molto in ritardo, e le sue grida le udirono anche il panettiere in fondo alla strada e il camionista buffone dall'altra parte della città.
-Stupida sveglia!-
L'oggetto tanto odiato, che inoltre colpa non aveva, fece davvero una brutta fine.
Nel mentre il giovane alchimista cominciava a lavarsi e a vestirsi, facendo un baccano degno di nota, Winry e Alphonse, col suo vero corpo, bevevano tranquillamente la loro calda colazione a base di latte.
-Oh, si è svegliato.-
Notò tranquillamente Al, bevendo un altro sorso dalla sua tazza.
-Già-
Concordò Winry con tono pacato, facendo lo stesso.
Il boato di un elefante che girava per casa annunciò ai due l'arrivo tanto atteso del maggiore dei fratelli Elric, vestito di tutto punto con la sua nuova divisa militare.
-Ehi, voi due! Perchè diavolo non mi avete svegliato?!
Dire che era furioso sarebbe un eufemismo, ma ciò non turbò minimamente né Winry né Alphonse, che continuarono a bere tranquillamente.
-Eri così carino mentre dormivi-
Iniziò la ragazza, sorridendo concorde con se stessa.
-Ci è sembrato un peccato svegliarti-
Continuò Alphonse, annuendo con convinzione.
-Il Colonnello non se la prenderà per un piccolo ritardo-
Concluse lei, alzandosi per lavare le due tazze ormai vuote.
Edward era rimasto impalato sulla porta della cucina, non riusciva a capire cosa stesse succedendo. Winry e Alphonse erano i primi a buttarlo giù dal letto quando non voleva svegliarsi, e ora? Affermavano che arrivare in ritardo al lavoro non era un reato nazionale?
-Il caffè è sul tavolo-
Gli fece notare la tanto cara ragazza, che venne anche a spostargli la sedia per farlo sedere.
Ed si accomodò incerto, cos'era tutta quella gentilezza? Possibile che non fosse più arrabbiata con lui?
La guardò in tralice, lei si allontanò tranquilla, sorridendo alla sua nuova giornata, che sembrava prospettarsi molto interessante.
Poi lanciò uno sguardo inquisitore al fratello, che con altrettanta calma si stava preparando per arrivare in ospedale e svolgere il suo impegnativo lavoro di medico-alchimista.
Tutto era troppo strano, qualcosa non andava, meglio stare in guardia.
Annusò sospettoso il suo caffè e, dopo aver constatato che fosse realmente tale e che non fosse avvelenato, lo bevve in pochi sorsi.
Dopo di ché si precipitò di sopra, doveva prendere l'orologio e correre via, non aveva alcuna voglia di sentire le odiose frecciatine di quel narcisista di un Colonnello.
Nella sua camera cominciò a rovistare dappertutto, ma stranamente non riuscì a trovare l'oggetto tanto desiderato.
Certo, la sua roba non è che stava sempre in ordine, ma di solito metteva tutto sottosopra e trovava sempre ciò che cercava.
-Ed, cerchi questo?-
Edward fece un salto degno di partecipare alle olimpiadi, squittendo come un topolino.
-W-Winry?-
La ragazza era appostata accanto alla porta, spalle contro il muro, un sorrisetto innocente dipinto sul viso e l'orologio d'argento che penzolava dal suo polso destro.
Si era cambiata, ma non aveva indossato i soliti vestiti che usava per andare a lavoro, no, il suo abbigliamento era alquanto strano: una camicetta bianca semitrasparente, che lasciava intravedere di poco il delicato reggiseno di pizzo, e una minigonna nera, tutta a batuffoli, che era davvero molto molto molto corta e lasciava scoperte le gambe longilinee.
Era, come dire, piuttosto appetitosa.
Ed sbattè le palpebre un paio di volte davanti a quella visione che i suo ormoni in subbuglio consideravano celestiale, ma una volta ripresosi arrossì di botto.
-Winry! Che... che... che stai facendo con il mio orologio?! E... e p-perchè sei vestita in quel modo?!-
La ragazza piegò la testa di lato, confusa.
-In che senso?-
Chiese innocentemente, avvicinandosi per potergli consegnare l'orologio.
Edward deglutì sonoramente, non riuscendo a staccare gli occhi dalla generosa scollatura della camicetta.
Scosse la testa violentemente, facendo sbatacchiare la coda dorata da una parte all'altra, e le puntò un dito contro.
-G-g-guardati! S-s-sei...-
Ma non riuscì a concludere la frase quando Winry si piegò su se stessa per guardarsi, lasciando intravedere maggiormente cosa si nascondesse sotto la camicetta.
-Sono cosa?-
Chiese ancora, non capendo.
Poi si alzò e gli fu vicina in un attimo. Si portò un dito sulle labbra e lo guardò negli occhi.
-Mmh... forse non stai bene, Ed-
Pensò a voce alta, posando la mano libera dall'orologio sulla fronte del ragazzo e premendo, senza un buon motivo, il proprio corpo contro il suo.
Edward ne rimase paralizzato, il viso che ormai poteva considerarsi un pomodoro e le labbra incapaci di articolare una qualsiasi parola sensata.
Era troppo vicina, troppo.
-W-Winry!-
Scattò, allontanandosi e finendo con le spalle al muro, in trappola.
-Sì, Ed?-
La ragazza lo guardò, sorridendo ancora, con un sorriso che aveva un non so che di malizioso, e gli si riavvicinò.
-Ma guarda! Hai la giacca tutta in disordine, sei davvero un impiastro!-
Lo rimproverò severa, cominciando ad armeggiare con il suddetto indumento, mentre un Ed sempre più imbarazzato volse la testa di lato, cercando di concentrarsi su qualsiasi altra cosa che non fosse il corpo di Winry premuto contro il suo.
Eppure non potè non guardarla quando sentì qualcosa di fretto scivolargli sotto la maglietta.
-Ops, mi è caduto l'orologio-
Disse lei semplicemente, portandosi una mano sulla bocca.
-C-cosa?-
Edward non era sicuro di aver capito bene, era troppo intontito.
Winry si allontanò di poco, posando le mani sui fianchi e guardandolo infervorata.
-Mi-è-caduto-l'orologio-
Ripeté, scandendo bene ogni parola, proprio come se stesse parlando con un ritardato.
-Ma tranquillo! Lo recuperiamo subito!
Esclamò poi, cambiando repentinamente espressione e avvicinandosi di nuovo.
Cominciò a sbottonargli allegramente i bottoni della giacca, il sorriso perennemente stampato in viso.
Ed si sentì letteralmente morire e restò così, immobile, incapace nei movimenti e nella parola, lasciandole fare tutto quello che voleva.
-Accidenti, credo si sia impigliato nell'automail-
Affermò Winry dopo un po', facendo tornare il ragazzo sulla terra.
-Oh, asp...-
Cercò di dire, ma la ragazza interruppe la sua frase sul nascere.
-No, tranquillo, ci penso io-
Annunciò sorridendo, facendosi sempre più vicina.
Edward in un primo momento non capì bene cosa significassero quelle parole, ma un brivido lo percorse quando avvertì le sue mani, fresche come l'acqua di primavera, infilarsi sotto la maglietta e percorrere pian piano il suo addome, scorrendo fino al petto e alla spalla sinistra.
Trattenne il respiro e chiuse gli occhi, si rilassò solo quando udì distintamente il rumore dell'orologio cadere a terra.
.Ah, ci sei riuscita!-
Gioì, sperando che con quello tutto sarebbe tornato alla normalità.
Eppure le mani di Winry restavano ancora lì, sul suo petto.
L'aria in quella stanza stava diventando pesante.
La ragazza chinò il capo, cominciando ad accarezzare lentamente il petto del ragazzo.
-Sai Ed...è da tanto tempo che stiamo insieme...quasi mi dispiace di...-
Sussurrò, lasciando che i suoi gesti esprimessero la conclusione di quella frase.
Lentamente portò le mani giù, sempre più giù sul suo petto, fino ad arrivare alla vita e accarezzare il bordo dei pantaloni.
Edward si irrigidì immediatamente, il viso accaldato e il cervello in tilt.
-Winry...cosa...?-
Smozzicò, ma la ragazza lo interruppe per l'ennesima volta, con un bacio.
Ed ne rimase sorpreso, in un primo momento, ma poi chiuse lentamente gli occhi e dischiuse le labbra, permettendo alla lingua di Winry di infilarsi nella sua bocca, a giocare con la sua.
Pian piano il giovane alchimista d'Acciaio si rilassò, portando incerto un braccio intorno alla vita di lei, attirandola a sé, e una mano dietro la testa bionda della ragazza, approfondendo quel bacio che in poco tempo lacerò il loro respiro.
Si staccarono per poco e poi ripreso a baciarsi, avidi di quel dolce contatto.
Non era la prima volta che si baciavano, ormai stavano insieme da quasi cinque mesi , ma quel bacio, contro ogni aspettativa dell'alchimista, si stava rivelando particolare.
Winry conduceva il gioco, se lui cercava di portare il bacio ad un ritmo più regolare, lei accelerava, approfondiva e con le mani, più esperte di quanto potessero sembrare, andava ad arruffargli i capelli, fino a far sciogliere l'elastico e permettere ad una folta cascata d'oro di incorniciare quel momento.
Però, nonostante ciò, tutto rientrava nella norma, almeno fino a quando non si udì indistintamente lo scatto improvviso della cintura dei pantaloni di Ed, quest'ultimo drizzò le orecchie e, approfittando di una pausa tra un bacio e l'altro, chiese incerto:
-Win, che stai facendo?-
La ragazza, in tutta risposta, gli mordicchio con fare giocoso il labbro inferiore.
-Sssh, lascia fare a me-
Sussurrò lasciva, facendo rabbrividire in modo particolare il giovane alchimista.
Lo baciò, ancora, inebriandogli i sensi con il proprio sapore, approfittando della sua momentanea docilità per sfilargli la maglietta.
Edward staccò momentaneamente le proprie labbra da quelle di lei, per potersi concentrare sul suo collo. Ne delineò la pelle con piccoli baci, incerto, imbarazzato, ma sottomesso all'istinto.
Winry piegò la testa leggermente di lato, chiudendo gli occhi, cercando di non perdere il controllo sotto l'onda di piacere che stava provando.
Non poteva permetterselo, doveva mantenere fisso nella mente il suo obiettivo.
Intanto Ed era salito a mordicchiargli il lobo destro, facendola ridere quando le toccava una parte particolarmente sensibile al solletico.
E con le mani Winry si spostò sui fianchi ben allenati del ragazzo, cominciando ad abbassare i pantaloni, fino a quando questi non scivolarono giù da soli, facendo tintinnare la fibbia sul pavimento.
Edward non se ne accorse nemmeno, troppo impegnato a lasciare il segno su ogni piccola parte scoperta del corpo della ragazza.
Winry dovette sussurrare più volte il suo nome affinché la degnasse di attenzione.
-Mmh?-
Mugolò Ed, tornando poi a stuzzicarle il collo.
La ragazza tentò più volte a farlo desistere dal suo “lavoro”, ma ormai lui era completamente andato.
-Ed...aspe...ascolta...-
Non riusciva neanche a pronunciare una parola di senso compiuto, Winry cominciò a spazientirsi. Dannato fagiolino!
-Ed, è meglio che...mmm...Ed!-
Così come era nata così scomparve, quella magia che si era creata tra loro, distrutta in un attimo dall'arrivo inaspettato di una grossa chiave inglese.
-Ahi ahi ahi, che male!
Il povero alchimista, rimasto in mutante, si contorceva a terra per il dolore alla testa, ove, in quel momento, vi era un'enorme bernoccolo.
Winry aspettò pazientemente che riacquistasse la capacità di pensare, chiudendo gli occhi e ponendo le mani sui fianchi.
-Winry! Ma sei impazzita!
Ecco, ora era di nuovo lui: il solito fagiolino.
Si era alzato, con le mani ancora in testa, e l'aveva guardata truce.
Medesimo sguardo ricevette lui quando lei aprì di scatto gli occhi, ma in un attimo le sue mani caddero lungo i fianchi e il sorriso si affacciò sul suo viso.
-Ed, chiudi gli occhi!-
Esclamò allegra, quasi impaziente.
D'altro canto Edward la guardò come se fosse impazzita.
-Perchè dovrei...?-
Chiese incerto, venendo interrotto per l'ennesima volta dalla voce squillante della ragazza.
-Dai, chiudili! E' una sorpresa!-
Disse ancora, poggiando le mani sul suo petto e spingendolo esattamente al centro della stanza.
Ancora un po' titubante Edward eseguì gli ordini e chiuse gli occhi. Non sapeva cosa aspettarsi, ma sperò in cuor suo che non si trattasse di un'altra chiave inglese.
-Posso aprirli?-
Domando dopo pochi secondi
-No-
Fu la pronta risposta.
-Alza una gamba, Ed-
Ci capiva sempre meno, ma ubbidì.
-Ora alza anche l'altra-
Continuò Winry e lui obbedì, ancora.
Sembrava quasi avergli fatto indossare qualcosa.
Poi una luce improvvisa gli fece spalancare gli occhi.
-Ed, avevo detto di non aprirli!
Winry era dinanzi a lui, poco poco più a sinistra, le guance gonfie in un'espressione offesa.
Edward non ci badò molto, ora aveva altro per la testa.
-Che cosa è stata quella luce?-
Domando irrequieto, anche se non sapeva bene cosa provare.
La ragazza sgonfiò le guance e lo guardò innocentemente.
-Quale luce?-
Ma non gli diede neanche il tempo di rispondere che afferrati i suo vestiti glieli buttò addosso.
-Forza! Vestiti o farai tardi al lavoro!-
Ordinò sorridendo, per poi uscire saltellando dalla stanza.
Edward, dopo essersi districato dalle vesti che gli erano piombate addosso così all'improvviso, guardò a bocca spalancata il punto dove un attimo prima c'era la sua ragazza. Boccheggiò un paio di volte, prima di riacquistare l'uso della parola.
-E....e la sorpresa?-





* * *







Scalciò infastidito un malaugurato sassolino che aveva avuto la sfortuna di trovarsi sulla sua strada, sbuffò per quella che forse era la centesima volta da quando era uscito da casa e continuò a camminare con passo pesante lungo la stradina, mani in tasca e capo chino.
Aveva la luna storta, era confuso e deluso. Per quanto si sforzasse, non riusciva proprio a capire il motivo per il quale Winry si era comportata in quel modo.
C'era qualcosa di strano già da quando gli aveva consegnato l'orologio, nel modo di vestire, non era da lei. Sembrava tutto programmato.
Varcò l'ingresso del Quartiere Generale senza neanche accorgersene, pollice e indice a reggere il mento in segno di meditazione. Era così assorto che quasi non si rese conto dello strano comportamento di chi gli passava vicino.
Gli fu reso evidente quando notò un uomo sulla trentina indicarlo sghignazzando, forse sicuro che l'Alchimista d'Acciaio non lo potesse vedere.
A quel punto alzò la testa, spaesato, e si guardò attorno, constatando che avevano più o meno tutti lo stesso comportamento.
Continuò a camminare lungo il corridoio, accelerando progressivamente il passo per non sentire quelle risatine che gli davano i nervi.
Alla fine giunse davanti all'immensa porta che portava al cortile centrale, dove un gruppo consistente aveva bloccato l'entrata.
Incuriosito volle vedere che stava succedendo.
-Ehi capo!-
Urlò Havoc, sventolando la mano per farsi notare. Al suo richiamo tutti si voltarono verso l'alchimista, che si sentì tremendamente a disagio.
Titubante si avvicinò al sottotenente
-Che diavolo succede, perchè mi fissano tutti?-
Chiese in un sussurrò, timi roso di tutte quelle orecchie pronte a cogliere le sue parole.
Havoc sghignazzò e, posandogli una mano sulla spalla gli indicò un punto all'esterno dell'edificio, in fondo al cortile.
La bocca di Ed si spalancò di botto, così come gli occhi, ancora in creduli a ciò che stavano assistendo, a ciò che vedeva lui e tutto il HQ
-Bei boxer, amico-
Sghignazzo Havoc, mentre un Ed sempre più rosso rimaneva impalato ad osservare l'immensa foto esposta al centro del cortile, che ritraeva lui con addosso orribili mutante a cuoricini.
Winry lo salutò da lontano, stando accanto alla foto e ad un imbarazzato Alphonse, sorridendo e sventolando una mano in sua direzione.
Da quel giorno Ed non si riprese più,






perchè scoprire che Winry Rockbell, non ché la sua ragazza, fosse terribilmente vendicativa, era stato un vero trauma per Edward Elric.
















Angolo autrice:

Questo capitolo a me è sinceramente piaciuto, sarà che immaginarmi la scena romantica mi ha fatto sciogliere e quella finale sbellicarmi dalle risate. Spero vivamente che con la mia storia abbiate almeno sorriso un pò ^^"" XD
Solo delle piccole precisazione che potrebbero essere state poco chiare nella storia^^:

1: Winry ha costretto Alphonse ad essere suo complice, è stato lui a scattare la foto XD
2: Quando Ed si riveste, è ancora troppo intontito per accorgersi dei boxer u.u ( E sì, li ha ancora addosso XD)

Alla prossima!! :happy:

EFP - Uzumaki Family - EdWin - RoyAi - NaruSaku - MondoFantasyF.



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"Le tue mani non sono fatte per uccidere la gente,
ma per aiutarla a vivere..."


"La prossima volta che ti farò piangere
ti prometto che saranno lacrime di gioia!"


- Edward Elric -


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"Non lasciarti più confondere le idee. Non devi mai smettere di pensare. E non devi mai rassegnarti alla Morte! Essendo tu un militare... E un mio subordinato, ti ordino più fermezza e risolutezza nelle azioni."


- Roy Mustang -



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"Quello che posso fare per Naruto sono solo piccole cose." {Sakura}
"Non è importante quanto fai per lui. E' importante la forza dei tuoi sentimenti. Sakura, io guardandoti lo capisco, in realtà tu..." {Yamato}

 
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CAT_IMG Posted on 4/11/2009, 21:59Quote
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XD carina! il massimo è tutta la scena di "seduzione" XDXD dai che aspetto il prossimo capitolo eh!

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CAT_IMG Posted on 14/11/2009, 22:39Quote
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grazie crazy, ecco qui il nuovo chap^^




Wiski







-Che devi fare con queste bottiglie?-
Winry sorrise, un po' divertita da quella domanda, e saldando per bene la prese sulle due bottiglie di vetro che reggeva in mano fece un cenno con la testa in direzione della credenza ancora aperta.
-Tranquillo Al, non voglio fare nulla di clandestino. Prendi quelle altre due-
Disse, tranquilla, per poi dirigersi fischiettando in cucina, prontamente seguita da Alphonse.
Raggiunse il lavello e aprì l'acqua, posò una delle due bottiglie sul mobiletto accanto e prese l'altra, aprendola con un gesto secco delle dita.
La rovesciò e del liquido dorato colò sul fondo bianco del lavandino, scomparendo in silenzio, confondendosi con l'acqua fresca che scrosciava allegramente dal rubinetto aperto.
Al non ci provò neanche a chiederle cosa stesse facendo, sapeva che lo sguardo di Winry, così assorto nella contemplazione di quel liquido, celava cose che a lui non era permesso sapere.







* * *







Poteva essere una notte come tante altre, quella, ma Winry sapeva che abitando nelle vicinanza di un tipo imprevedibile come Edward poteva capitarle di tutto.
Non era in pericolo di vita, per fortuna, ma ultimamente aveva preso l'abitudine di essere spesso in ansia.
Anche se non c'era nessun motivo per cui esserlo, lei non era riuscita a non preoccuparsi quando, alle due di notte, si era accorta che Ed non era ancora rincasato.
Sapeva che quel soldo di cacio era andato a festeggiare insieme ai suoi compagni una buona novella di cui non le era interessato sapere nulla, dato che ve ne erano state fin troppo in quei tempi e lei aveva iniziato a pensare che si trattassero solo di pretesti per bere e divertirsi, ma era anche a conoscenza del fatto che il più delle volte, anzi, quai sempre, Ed era costretto dal Colonnello a parteciparvi e che quindi tornava presto, non appena riusciva a liberarsi.
Quella sera, poi, Alphonse non era andato con lui perchè era stanco e aveva preferito rimanere in albergo a dormire, da quando aveva ricevuto il proprio corpo lo faceva spesso.
Ciò non la tranquillizzava, chissà cosa poteva fare quello scellerato senza il fratello a tenerlo sotto controllo.
Perciò, abbandonati tutti i buoni propositi di mettersi a letto, si era diretta in cucina per prepararsi una calda tazza di latte.
Fu mentre girava oziosamente il cucchiaino nel bianco liquido bollente che sentì bussare.
In un primo momento restò a guardare la porta confusa, domandandosi chi potesse venire a farle visita alle due di notte, poi si alzò e andò ad aprire, temendo che potesse essere accaduto qualcosa ad Ed.
E in effetti i suoi timori non erano infondati.
Sull'uscio vi era non che meno il Maggiore Amstrong.
-Maggiore!-
Aveva esclamato lei, trattenendosi con fatica dal mettersi a gridare: vedere un uomo come il Maggiore comparirle alla porta alle due di notte non le aveva fatto una buona impressione.
-Oh, mi scusi se l'ho spaventata, signorina Rockbell-
Si scusò prontamente lui, con voce bassa, grattandosi impacciato la testa.
-Ho solo riaccompagnato a casa Edward-
Affermò poi, spostandosi e mostrando un Ed addormentato sul pavimento.
-Lo scusi, penso abbia alzato un po' troppo il gomito-
Spiegò il Maggiore, prendendo in braccio il ragazzo come fosse stato una bambolina di pezza ed entrando nella camera della ragazza.
-Dice di aver dimenticato le chiavi e non vuole svegliare suo fratello-
Continuò, avvicinandosi al divano e lasciandoci cadere sopra l'Alchimista d'Acciaio.
Winry restò in silenzio, attonita.
Amstrong le si avvicinò e le diede una poderosa pacca sulla spalla destra, a lei sembrò di sprofondare nel pavimento.
-Si prenda cura di lui, mi raccomando-
Ed uscì, augurandole la buonanotte.
Winry ricambiò con un balbettio disconnesso, era ancora scossa quando chiuse la porta.
Si appoggiò al legno massiccio e tirò un lungo sospiro, ricapitolando le idee: Edward si era ubriacato e ora dormiva sul suo divano.
No, aspetta, sul SUO divano?!
Senza accorgersene arrossì vistosamente, osservando agitata il ragazzo che ronfava bellamente sul divano con la pancia scoperta, come suo solito.
Inspirò e espirò profondamente, imponendosi di calmarsi.
D'altronde mica dormiva nel suo letto, no? Dormiva e basta e sarebbe rimasto quieto fino al mattino seguente, quando lei lo avrebbe cacciato di lì con la sua fidata chiave inglese e qualche improperio al seguito.
Incerta, quindi, andò a spegnere la luce in cucina e si avvicinò all'amico per controllare che fosse tutto a posto.
Nella penombra della stanza, illuminata solo dalla fioche luce della luna, si accorse che il viso del ragazzo era leggermente arrossato, probabilmente a causa dell'alcol ingurgitato. Gli fece tenerezza e un sorriso le sfuggì sulle labbra sottili: quel fagiolino si infervorava tanto nel sembrare un adulto e alla fine rimaneva solo uno stupido ragazzino.
Winry andò nella propria camera e tornò poco dopo con una coperta che posò, premurosamente, sul giovane alchimista.
Gli scostò un ciuffo di capelli dorati dalla fronte accaldata, senza che il tenero sorriso abbandonasse le sue labbra, almeno fino a quando non si ritrovò a sbadigliare vistosamente.
-Sarà meglio che vada a dormire anche io, ora-
Sussurrò a se stessa, abbassando le palpebre con fare assonnato e incamminandosi verso la propria camera.
-Winry... ?-
La sua voce, leggermente roca e impastata dal sonno, la fece trasalire.
Si voltò di scatto, un po' sorpresa, e vide la testa di Ed che guardava all'indietro, verso di lei.
-Ed! Mi hai spaventato!-
Sbottò, infastidita, tentando nuovamente di allontanarsi, ma fu fermata ancora, questa volta dalla mano di lui.
Arrossì senza neanche accorgersene e si girò a guardare il ragazzo, insicura.
Non riusciva neanche a capire perchè fosse così agitata.
Edward era tornato con la testa rivolta al soffitto, il braccio sano a coprirgli gli occhi e la mano meccanica ancora stretta attorno al polso della ragazza.
-Vieni un po' qui...-
La chiamò in un sussurro, sembrava sul punto di riaddormentarsi.
Winry ubbidì, tacitamente, e tutto le sembrò così strano.
L'aria, in quella camera, si era d'un tratto surriscaldata, ma al contempo lei era scossa da piccoli brividi di freddo e il suo cuore batteva così forte che pensava potesse balzarle via dal petto.
Era sicura che tutto l'albergo potesse sentirlo, udire quel battito frenetico nel silenzio più assoluto.
Si passò un attimo la lingua sulle labbra e tentò di deglutire, sentiva la gola improvvisamente secca.
Trasportata dalla mano del ragazzo si piegò sulle ginocchia, arrivando ad appoggiarsi su di esse, di fianco al divanetto.
Fu solo allora che la stretta sul suo polso si sciolse e lei potè tornare a respirare più liberamente. Si lasciò sfuggire un impercettibile sospiro di sollievo, prima di tornare a guardare Ed, che ora giaceva immobile, il respiro regolare e il petto che si alzava al ritmo di esso.
Il suo primo pensiero fu che si fosse addormentato e non sapeva bene se esserne arrabbiata o sollevata.
-Win... che è successo?-
Sobbalzò appena alla domanda improvvisa, chiedendosi se quel dannato fagiolino la spaventasse di proposito.
-Co... cosa è successo?!-
Domandò a sua volta, all'inizio incerta e poi arrabbiata. Chiedeva a lei cosa fosse successo quando, invece, sarebbe dovuto essere il contrario. Dopotutto era toccato a lei preoccuparsi per lui, restare sveglia ad aspettarlo e prendersi un mezzo infarto per essersi ritrovata il Maggiore Amstrong davanti alla porta alle due di notte. E poi arrivava lui, stupido tappo con infantili complessi d'altezza, a domandarle cosa diavolo fosse accaduto?!
-Vai al diavolo Ed! Ti ubriachi, ti ritiri alle due di notte e non ti dai neanche la pena di telefonare!-
Continuò adirata, alzando di un'ottava il tono di voce.
Edward , che per tutto il tempo della sfuriata era rimasto immobile, cercando di ricordare cosa avesse fatto per meritarsi una tale punizione, spostò il braccio dagli occhi e guardò stizzito la ragazza.
-Winry, non gridare-
Le disse semplicemente, apatico.
Winry si zittì all'istante, non tanto per il comando in sé per sé, ma soprattutto per lo sguardo un po' lucido che le stava rivolgendo.
Sembrava sondarla dal profondo, scavarle dentro per scorgere i segreti più oscuri, quelli più stupidi e imbarazzanti.
Distolse gli occhi con fare stizzito, arrossendo sotto la punta del naso e ringraziando la penombra della stanza perchè non lo facesse notare a lui.
-Mmh... credo che darò di stomaco-
Mugugnò Ed, dopo un po', sempre con quel tono pigro e assonnato di chi è vicino a lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo.
Winry scattò in piedi, allarmata.
-Eh no, idiota! Vai in bagno se devi vomitare!-
Esclamò schifata al solo pensiero di dover ripulire la cena di quel moccioso.
Lui ridacchiò, chiudendo le palpebre e liberando un po' di quell'euforia che lo travolgeva.
-Stavo scherzando, scema-
Le disse, inspirando profondamente e prendendole nuovamente il polso per farla risedere.
Winry si imbronciò e incrociò le braccia. Quel cretino non la stava facendo dormire, anche se doveva ammettere che con la presenza di Ed non sentiva minimamente il bisogno di riposare.
Il giovane Alchimista si girò su un lato, poggiò la testa su una mano e con l'altra prese una ciocca di capelli della ragazza, giocandoci con le dita e perdendosi tra i suoi pensieri. Pareva che il sonno lo avesse abbandonato del tutto.
-Winry, sono felice-
Affermò, sorridendo innocentemente.
Lei si sentì avvampare, per quel sorriso, per quegli occhi d'oro colato che così lucidi parevano si stessero per sciogliere.
-Mi... mi prendi in giro?!-
Tentò di nascondere l'agitazione dietro un tono di finta offesa, senza riuscire molto nell'impresa.
-No, perchè dovrei?-
Chiese lui, sinceramente sorpreso.
Poi rise, ancora, senza alcun motivo, arrivando a poggiare la mano meccanica su quella più piccola e delicata di lei.
Winry arrossì, ma non la ritrasse, quel contatto era piacevole.
Però gli occhi di lui non la convincevano.
-Ed, sei ubriaco-
Constatò, un po' arrabbiata.
Edward smise di ridere e la guardò imbronciato, gonfiando le guance come un bambino.
-Non è vero-
Affermò convinto.
-Sì che è vero!-
-No!-
-Sì!-
-No! Sono in perfetta salute fisica!-
Se ne uscì, totalmente fuori contesto.
Winry sospirò teatralmente.
-Non stavamo parlando della tua salute fisica, Ed, ma del fatto che tu sei totalmente fatto e stai delirando.-
Spiegò lei, guardandolo duramente.
Ancora non era riuscita a perdonargli il fatto di averla fatta preoccupare a quel modo.
Edward non disse nulla, rimasero a fissarsi, entrambi seri e immobili come delle statue.
Un raggiò di luna illuminò i loro volti, a Winry sembrò che le iridi di Ed luccicassero.
E ne potè contare le mille sfumature quando queste si fecero così vicine da confondersi insieme. Sentì il suo respiro e l'odore agrodolce che esso emanava, assaporandone il sapore sulle sue labbra in un tenero bacio.
Un bacio al whisky.
Edward ricadde supino sul divano, sorridendo come fosse impazzito.
-Forse hai ragione, sto realmente delirando...-
Esclamò, con la voce che si affievoliva pian piano e gli occhi che si chiudevano lentamente.
Winry rimase così per un po', ad ascoltare il respiro regolare del ragazzo, seduta con le ginocchia a terra, lo sguardo perso nel vuoto e un dolce sapore di whisky sulle labbra.





* * *







-Questa era l'ultima-
Affermò, svuotando così l'ultima delle bottiglie di whisky che tenevano in casa.
Alphonse la guardò dubbioso, chiedendosi quale potesse essere il motivo di tale spreco.
-Winry, ma perchè l'hai fatto?-
Domandò alla fine, curioso di sapere cosa si celasse dietro gli occhi dell'amica.
Lei gli sorrise con furbizia, ma non disse nulla.
Prese la bottiglia che ancora reggeva in mano e se la portò alle labbra, leccandone brevemente la parte superiore, per poi sorridere ancora e, con una giravolta teatrale, buttare la bottiglia nella pattumiera, insieme alle altre.
-Nulla di particolare, Al-
Lo rassicurò raggiante, toccandosi le labbra con la punta della lingua e domandandosi il prossimo quale sapore avrebbe mai potuto avere.















Angolo autrice:

Ciau! Sn tornata! Felici?? * si sente il gracchiare dei grilli* ehm...u.u"", vbb, nn si può avere tutto nella vita XD
Che dire di qst capitolo? Bah, non mi convince, NON che sia brutto, questa volta sn convinta di averlo scritto abbastanza bene, ma non so, mi pare affrettato o.o Perciò vi chiedo consiglio, secondo voi cosa dovrei migliorare??
A parte questo voglio dare solo una piccola delucidazione: si è capito che Winry svuota tutte le bottiglie di whisky xkè non vuole correre il pericolo che Ed la baci di nuovo sotto l'effetto dell'alcol? E che quindi vuole provare altri "sapori"? XD
Vbb, penso si fosse capito XD

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"Le tue mani non sono fatte per uccidere la gente,
ma per aiutarla a vivere..."


"La prossima volta che ti farò piangere
ti prometto che saranno lacrime di gioia!"


- Edward Elric -


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"Non lasciarti più confondere le idee. Non devi mai smettere di pensare. E non devi mai rassegnarti alla Morte! Essendo tu un militare... E un mio subordinato, ti ordino più fermezza e risolutezza nelle azioni."


- Roy Mustang -



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"Quello che posso fare per Naruto sono solo piccole cose." {Sakura}
"Non è importante quanto fai per lui. E' importante la forza dei tuoi sentimenti. Sakura, io guardandoti lo capisco, in realtà tu..." {Yamato}

 
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CAT_IMG Posted on 15/11/2009, 19:23Quote
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Ah che bello il capitolo del wiski devo dire però che all'inizio ho iniziato a piangere pensando: "Perchèèèèèèèè?? perchèèèèèè butti il wiski??" poi piano piano mi sono calmata e ho continuato a leggere: :puccio: :*_*: che cariniiiii (ormai lo dico a ogni capitoloXD). Non ti preoccupare si è capito bene perchè, aimè, Winry butta il wiski. Anche se una cosa mi risulta strana: è un poco impossibile che uno abbia in casa quattro e più bottiglie di wiski....

imageBe carefull because I'm CRAZY!!image
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CAT_IMG Posted on 3/12/2009, 19:52Quote
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CITAZIONE (Crazy-girl4ever @ 15/11/2009, 19:23)
Ah che bello il capitolo del wiski devo dire però che all'inizio ho iniziato a piangere pensando: "Perchèèèèèèèè?? perchèèèèèè butti il wiski??" poi piano piano mi sono calmata e ho continuato a leggere: :puccio: :*_*: che cariniiiii (ormai lo dico a ogni capitoloXD). Non ti preoccupare si è capito bene perchè, aimè, Winry butta il wiski. Anche se una cosa mi risulta strana: è un poco impossibile che uno abbia in casa quattro e più bottiglie di wiski....

ahaha, forse hai ragione, ma nn so nnt di wiski, nn ne ho mai bevuto in vita mia, quindi...XD Sn felice che il cap ti sia piaciuto^^

Ecco l'ottavo!






Indelible {Indelebile}







Osservò i campi immersi nell'oscurità della notte attraverso il piccolo vetro puntellato dalla pioggia. Chiuse per un attimo gli occhi, lasciando che la mente vagasse lontano, ad un tempo fatto di giochi e fiori, e di terra che sapeva di rugiada. Ricordava ancora il profumo del grano e le risa di tre bambini inconsapevoli del loro futuro.
Non era cambiato poi molto dall'ultima volta che aveva visto i campi della sua infanzia, ma lui sapeva che tutto era diverso, perchè lui stesso, ormai, lo era da troppo tempo.
-Sicuro di volerlo fare?-
Edward aprì nuovamente gli occhi, assimilando bene le parole di Mustang, così pacate e tranquille che gli sembrò di essersele sognate.
Era sicuro di ciò che stava facendo?
Non esattamente, si ritrovò a pensare, perchè non c'era nulla di cui essere certi, ma sapeva, però, che era la cosa giusta da fare, che lui fosse sicuro o meno.
-Sì-
Rispose, atono ma deciso, non voltandosi verso il suo superiore per evitare di vedere la realtà nei suoi occhi.



Perchè avrebbe fatto troppo male, troppo.





Con gesti calmi e al contempo impazienti, aprì lo sportello del passeggero e scese, incurante della pioggia che gli lambiva la pelle sfregiata da tante piccole cicatrici.
Insolito, avrebbe detto qualcuno; insolito che un ragazzo di appena diciott'anni si fosse procurato così tante ferite.
Ma tutto ciò non era nulla, perchè quel qualcuno non aveva visto come era ridotto il suo cuore, non poteva vederlo e lui non lo avrebbe mai permesso.
Chiuse lo sportello con la stessa calma con la quale lo aveva aperto e, immergendo le mani nelle piccole tasche dei pantaloni, si incamminò lungo il sentiero dei ricordi.



E la pioggia cadeva, scarlatta come il sangue, indelebile.





Edward avrebbe voluto chiudere gli occhi, non vedere più nulla, smettere di vivere quella vita ormai persa, ma era troppo codardo per privarsi di un dono così prezioso.
Passo dopo passo continuò il suo cammino, osservando senza vedere le piccole gocce d'acqua che cadevano al suolo, tanto erano tutte uguali, tutte rosse, dense e dannate.

A poco a poco raggiunse la cima della collina, lì dove si ergeva quella che era stata la sua casa, la dimora della sua fanciullezza e il cofanetto dei suoi ricordi più preziosi.
Avrebbe sorriso, se solo ne fosse stato ancora capace.
Osservò la calda luce del focolare che traspariva fuori dalla finestra, molto probabilmente era stato dimenticato acceso da Alphonse, che doveva essersi addormentato sul divano con un libro in mano, o da Winry, che ancora lavorava con i suoi automail, instancabile come lo era sempre stata, oppure dalla zia Pinako, che fumava un po' la sua solita pipa prima di andare a letto.
Fatto sta che il fuoco scoppiettava allegro, lanciando svariate ombre sull'erba scura.
Edward tentennò sul posto, cosa stava facendo lì?
Non sarebbe tornato, se lo era giurato a se stesso, e poi non poteva permetterselo, non dopo essere diventato quello che era.
Sarebbe andato via, lontano, dove nessuno più avrebbe potuto trovarlo, e così si sarebbero dimenticati di lui, avrebbero conservato solo un vago ricordo di quel ragazzo alchimista morto in guerra.
Sapeva bene che avrebbe causato dolore e lacrime, ancora, ma quella volta sarebbe stata l'ultima.
Eppure era tornato a casa, per un ultimo volta prima di lasciarsi tutto alle spalle.
Non poteva farsi vedere, non avrebbe potuto né abbracciarli né dirgli addio, ma andava bene così, doveva essere così.
Si sentiva sporco e non voleva che altri venissero contaminati dal sangue di poveri innocenti.
Il sangue... era divenuto una presenza costante, lo vedeva sempre e dovunque, nei sogni e nella realtà, nei visi dei militari che incontrava, sui proprio vestiti, sul suo viso e sulle sue mani, persino il cielo sembrava pianger sangue.
Forse sarebbe stato meglio tornare indietro, ma le sue gambe si mossero da sole e, facendo attenzione, Edward raggiunse la finestra e si nascose nell'ombra, osservando l'interno di quello che era il soggiorno-cucina con la coda dell'occhio.
Per un attimo il suo cuore smise di battere, per poi riprendere il proprio ritmo sempre più veloce.
Nella stanza una ragazza ormai diciottenne sedeva su una sedia all'apparenza molto scomoda, davanti a un piccolo tavolo di lavoro cosparso di numerosi aggeggi meccanici: sempre la solita.
La vide muoversi in continuazione sulla sedia, allungare un braccio per prendere una piccola vite, tagliare con mano sicura alcuni fili inutili e continuare il lavoro con la sua fidata chiave inglese.
Ed dischiuse le labbra, accorgendosi che il fiato gli era mancato all'improvviso.
Vederla senza avere la possibilità di toccarla, di stringerla a sé e di sentirla sua faceva maledettamente male, ma era un dolore che doveva sopportare.
Lasciò che un sospiro lieve gli sfiorasse le labbra, e non si diede la pena di capire se ciò che bagnava il suo viso fosse la pioggia o le proprie lacrime.
Al e la zia dovevano essere già a letto, peccato, avrebbe voluto vederli un'ultima volta.
Però aveva visto lei, Winry, e non era così sicuro che questo fosse un bene.



Perchè doveva essere tutto così difficile?






Distolse a fatica lo sguardo da quella figura che per così tante notti aveva costellato i suoi sogni, quelle rare volte che riusciva a dormire senza essere tormentato da incubi scarlatti. Mosse un piede, divenuto come piombo, e poi l'altro.
Ad ogni passo che lo portava via di lì il suo cuore si frantumava, si sarebbe meravigliato se alla fine ne fosse rimasto qualcosa oltre che a polvere di sangue.



Maledizione! Odiava tutto quel sangue!





Il suo petto urlava di tornare indietro, urlava così forte da sembrare una povera bestia in agonia, e lui non lo sopportava, si sarebbe volentieri tappato le orecchie se ciò lo avrebbe escluso dal suo stesso dolore, ma si limitò solo a serrare le labbra e a stringere i pugni, con tanta forza che le nocche gli divennero bianche.


Sarebbe passato, un giorno o l'altro, tutto sarebbe stato dimenticato.




--Ed?-
Si fermò riluttante, cogliendo in quel richiamo una leggera sfumatura onirica. La mente cominciava a fargli brutti scherzi, forse avrebbe dovuto riposare, riprendere le forze che aveva perso nel corso del tempo, ma non sapeva come, perchè la notte non bastava.
-Ed, sei tu?-
Il suo corpo si irrigidì all'istante e la sua mente comprese quanto ingiusta fosse la realtà, più di quanto non lo fosse già stata.
Dove aveva sbagliato?
-Edward, ti prego, girati-
Frantumi di un cuore ormai spezzato che continuavano a lacerargli il petto, sangue che colava, oscurando tutto ciò che di vivo era rimasto in lui, ma forse qualcosa era ancora lì, perchè premeva forte, gridava, urlava, graffiava: il desiderio di credere che niente era perduto.
E, nonostante la mente fredda tipica di un soldato continuava a imporgli di camminare, Edward si voltò, piano, incerto e allo stesso tempo sicuro che fosse solo una mera illusione, ma quando la vide, un tenue calore si sprigionò nei suoi occhi.
Winry era lì, in piedi sull'uscio di casa, con addosso una giacca leggera e sulle labbra un sorriso sincero. Probabilmente piangeva, ma la pioggia, abile occultatrice, tutto celava.
-Ed, sei tornato...-
Disse in un soffio di vento, correndo giù verso di lui, rallentando man mano, fino ad essere a soli due passi di distanza. Gli sorride, piangendo di gioia, proprio come Ed le aveva promesso.
Il ragazzo non si era mosso e non aveva parlato, si era limitato a guardarla con occhi spenti, forse non riuscendo a rompere la barriera inviolabile che si era creato col tempo.
Winry allungò una mano, incerta, come per accertarsi che fosse reale, ma al solo tocco del suo petto, Ed si ritrasse, mantenendo comunque la medesima espressione.
-No... no, Winry-
Sussurrò, enigma al quale solo lui aveva la risposta.
La ragazza riportò la mano al proprio petto, scettica, il sorriso ormai sfumato dalle labbra sottili.
-Ed, che cosa ti prende?-
Lui era lì, dopo mesi e mesi che non lo vedeva, mesi e mesi passarti a contare i minuti che la separavano da lui, senza mai sapere quando l'attesa sarebbe finita, mesi e mesi a vivere con la speranza che sarebbe tornato, senza avere la certezza di trovarlo vivo o morto in una bara.
Era lì, in piedi davanti a lei.
Era lì ed esisteva.
Era lì, era tornato.
Edward sentì qualcosa di nuovo, o qualcosa provato in passato che non ricordava, nascere dentro di lui. Confusione che lo portava a due volontà contrastanti.
Voleva fuggire, vivere in solitudine e dimenticare.
Ma allo stesso tempo desiderava restare lì, farsi toccare, avvertire il suo calore bruciargli sulla pelle, sentire la sua voce chiamarlo, più vera che un semplice sogno.
Non sapeva cosa fare.
-Ed, rispondimi!-
Winry cominciava a spazientirsi, desiderosa di poterlo abbracciare, ancora una volta.
Tentò ancora di avvicinarsi, ma ad ogni suo passo verso il futuro lui ne compiva uno nel passato, e la vide, celata dietro le sue iridi ambrate, vide quella paura di farsi male.
Abbassò il braccio, guardandolo e non facendo null'altro. Lo guardava con l'attesa negli occhi, supplicandolo in silenzio di venirle in contro.


E la pioggia continuava a cadere, intingendo di rosso tutto ciò che toccava.




Edward chinò il capo, volgendo gli occhi a terra, osservando il sangue che gli imbrattava le scarpe. Perchè? Perchè non lo lasciava in pace? Dannato, così, per l'eternità, non poteva vedere altro.
Ma non voleva riservare a Winry lo stesso destino, non voleva toccarla, non voleva macchiare anche lei. Aveva paura di vedere il sangue colare dalle sue iridi azzurre, così come scendeva la pioggia sul suo viso.


Il rosso, era il suo colore preferito, ora iniziava ad odiarlo.




-Winry...devo andare-
Annunciò con voce fievole, nella semplice speranza che la pioggia nascondesse le sue parole.
Winry non rispose, non disse nulla e continuò a guardarlo.
Se ne andava via, di nuovo?
-Devo... non posso... il sangue...è dappertutto, non sono più lo stesso... non... -
Biascicò, tentando forse di trovare una scusa nella verità, pregando Dio affinché lei lo perdonasse, affinché capisse.
E Winry, infatti, aveva capito.
La ragazza sorrise, abbracciandolo di slancio, respingendo con poco i suoi vani tentativi di allontanarla.
Lo abbracciava, chiudendo gli occhi e stringendolo forte a sé, fino a quando lui non smise di muoversi, rimanendo inerte. Allora lei rallentò la presa, ma non la sciolse.
Edward teneva gli occhi fissi, spalancati dinanzi a sé, cercando di capire cosa gli stesse accadendo. L'impatto era stato doloroso, come se una lama gli avesse squarciato il petto, ma poi, così come quando giunge la morte, un caldo tepore gli aveva confuso le membra. Però lui non stava morendo.
-Sei davvero uno scemo. Non mi hai mai dato tue notizie in questi mesi, torni qui senza avvisare e te ne stai sotto la pioggia senza cercare un riparo. Sei sempre tu, Ed, sei sempre il solito scemo-
Winry lo strinse un po' più forte, sentendolo fremere fra le sue braccia.
-E come al solito ti dimentichi che ci sono io per te, che sarò sempre qui ad aspettarti.-
E poggiò la testa sul suo petto, per sentire il suo cuore battere ancora una volta, così forte da sovrastare lo scrosciare della pioggia.
Edward dischiuse le labbra e ricambiò l'abbraccio, tornando finalmente a respirare.
E senza accorgersene la pioggia tornò ad essere trasparente,


perchè non importa quanto una cosa
sia indelebile, l'amore lo sarà sempre di più.


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ma per aiutarla a vivere..."


"La prossima volta che ti farò piangere
ti prometto che saranno lacrime di gioia!"


- Edward Elric -


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CAT_IMG Posted on 30/12/2009, 17:05Quote
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Nightly {Ogni notte}








Winry si guardò attorno debolmente, cercando di distinguere nell'oscurità le sagome delle persone che, come lei, erano riuscite a sopravvivere, ma era tutto troppo buio e non aveva le forze per andare oltre. Affondò la testa tra le ginocchia e lasciò che i lunghi capelli biondi, così ispidi e sporchi, le coprissero il viso stanco. Dischiuse le labbra, per respirare con la bocca e non col naso, evitando così di sentire la puzza di escrementi e sporcizia che infestava quel piccolo rifugio, e cercò di chiudere la mente, di tornare nello stato confuso di dormiveglia dal quale si era svegliata, ma non era semplice.
Non ricordava più da quanto tempo si trovasse rinchiusa là dentro, né quante persone fossero lì insieme a lei, non conosceva i loro volti, solo alcuni nomi e voci sentite. Avvertiva la paura generale farsi densa nell'aria, la percepiva su se stessa e dentro di sé, era una sensazione spiacevole, ma almeno non la lasciava sola.
Provare qualcosa non le permetteva di impazzire.
L'ultima candela si era spenta qualche giorno prima, così come erano finite le provviste. Era probabile che sarebbero morti tutti lì, nessuno si sarebbe preoccupato di loro quando fuori incombeva la guerra.
Da quel piccolo rifugio si potevano udire indistintamente i fischi di bombe e spari, le grida di uomini conosciuti e sconosciuti, di persone care e persone sole, si poteva sentire tutto, tuttavia tutto era sempre così lontano.
Quando la porta si aprì con un sinistro cigolio, Winry affondò ancor più la testa tra le ginocchia, per non lasciar che la luce improvvisa le ferisse gli occhi, e si abbracciò le gambe al petto, per difendersi da quello spicchio di mondo che improvvisamente aveva fatto irruzione nelle tenebre del rifugio. Fu questioni di attimi, che a lei parvero minuti interi, prima che la porta si richiudesse alle spalle del nuovo venuto.
Winry sentì la paura della gente mescolarsi con l'agitazione e la gratitudine, forse c'era ancora qualcuno che pensava a loro, ma lei non alzò gli occhi, troppo stanca per scorgere il viso sconosciuto di un altro militare, come quello che l'aveva strappata via dalla sua casa e l'aveva trascinata lì dentro, dicendole che per sua nonna e per Den non c'era più speranza. Ricordava a malapena ciò che aveva provato nell'apprendere la notizia, a pensarci ora sentiva solo un sordo dolore al petto che si mescolava con il resto, perdendo significato.
Aveva smesso di sperare che fosse tutto una menzogna già da tempo, e non voleva continuare a crearsi futili illusioni quando le ferite nel suo cuore faticavano ancora a rimarginassi.
Adesso non le importava più di nulla se non di una sola cosa.
-Winry? Sei sveglia?-
Ebbe un sussulto al sentire la sua voce.
Winry alzò piano la testa, reticente a credere di non essersela immaginata, e la prima cosa che notò fu una flebile fiammella ardere all'interno di una piccola lampada ad olio posta al centro del rifugio. Portò lo sguardo verso la figura che l'aveva chiamata, cercando di metterla a fuoco.
Aprì le labbra, nel tentativo di dire qualcosa, mentre i suoi occhi cercavano di perforare la parete confusa che la divideva dalla realtà.
-Ed...?-
Sussurrò flebilmente, una timida scintilla di speranza nella voce.
Sentì una mano fredda, dura al tatto, stringere la sua, ma a lei parve un tocco incandescente.
Sorrise flebilmente, ricambiando la stretta con le poche forze che le erano rimaste.
-Sei vivo...-
Era una semplice constatazione senza alcun tono di voce particolare, anche se intrisa di gioia e preghiere accolte.
-Si, sono ancora qui-
Edward le accarezzò il viso con l'altra mano, un gesto dolce per infonderle un po' di calore, e lei fremette di sollievo, socchiudendo gli occhi per accogliere quel contatto tanto desiderato.
-Ho portato delle candele e alcune provviste, penso che dovrete restare qui per un altro pò-
Le disse a bassa voce, muovendosi un po' per metterle sotto la punta del naso qualcosa da mangiare.
-Non è molto buono, ma presto vi faremo uscire-
Winry lo prese meccanicamente e cominciò a divorare con avidità quello che sembrava un pezzo di pane: erano giorni che non mangiava e sentire qualcosa nello stomaco le ridiede un po' di lucidità.
-Perchè non sei venuto prima?-
Chiese con un tremito, incrociando il suo sguardo, puro oro liquido all'ardere di quella timida fiammella.
Edward le si sedette accanto, accarezzandole i lunghi capelli e osservandola attento, per cercare ogni sorta di malore, ma fisicamente lei stava bene, era il resto che andava male.
-Mi hanno dato qualche ora di riposo solo oggi... come stai?-
Le chiese preoccupato, osservando con timore il suo viso sporco e pallido e i suoi occhi lucidi e stanchi.
Winry annuì debolmente, rispondendo con un'altra domanda.
-Al?-
Ed sussultò appena, ma lei non se ne accorse.
-Sta... sta bene-
Inutile darle altre preoccupazioni.
-La nonna... Den... loro sono...-
La voce le tremò e quel dolore sordo, che aveva tenuto gelosamente custodito in un angolo oscuro del suo cuore, riaffiorò ancora.
Edward la tirò piano a sé, tentando di portare via dal suo petto quel dolore indelebile che la faceva soffrire, ma sapeva che non era possibile.
-Lo so, lo so... mi dispiace, Winry-
Le sussurrò tra i capelli, cullandola e prendendo con sé un po' della sua agonia.
Winry si lasciò andare contro il suo petto, scossa dai tremiti e dai timori che non riusciva a domare. Avvertiva distintamente la puzza di sangue sui vestiti del ragazzo, ma non ci fece caso.
Ed la strinse fino a quando lei non smise di tremare, poi la scostò di poco da sé e le guardò il viso, asciugandole quelle timide lacrime che le solcavano il viso.
-Presto sarà tutto finito, te lo prometto-
Le sorrise e posò un bacio a fior di labbra sulla sua fronte, prima di alzarsi in piedi: doveva andare.
Ad un tratto Winry fu invasa dal terrore e gli afferrò automaticamente un braccio, pregandolo con gli occhi di non lasciarla.
Edward la guardò con rammarico, consapevole di non poterla accontentare, e si chinò ancora per accarezzarle affettuosamente la testa.
-Stai tranquilla, tornerò-
Le promise con un sorriso, ma lei non lo lasciò andare.
-Ed... tu mi ami?-
Gli chiese all'improvviso, lo sguardo basso per non scorgere una bugia nei suoi occhi d'ambra.
Edward spalancò un po' la bocca, sorpreso, rimanendo interdetto per qualche attimo, non si aspettava una domanda del genere.
Eppure conosceva bene la risposta.
-Sì... ti amo Winry-
Fece per alzarsi, un peso in meno nel petto, ma la ragazza non lasciò la presa sul suo braccio, non voleva lasciarlo andare, non ancora.
Le aveva fatto piacere sentirsi dire di essere amata e non voleva rinunciare all'unica persona che ancora poteva dirglielo.
-Winry... devo andare-
La supplicò, nonostante in cuor suo sperava in un qualsiasi contrattempo che lo costringesse a restare lì con lei.
Winry alzò gli occhi lucidi su di lui, le labbra leggermente dischiuse nel tentativo di parlare.
-Me lo dirai ancora?-
Edward le sorrise con qualche difficoltà.
-Certo-
La rassicurò, tirando un po' il braccio nella speranza che Winry lasciasse la presa. Doveva andar via in quel medesimo istante o non avrebbe più avuto il coraggio di abbandonarla.
La ragazza lo guardò dubbiosa, sforzandosi di credere alle sue parole.
-Ogni notte?-
Chiese ancora, ben sapendo che altre promesse infrante le avrebbe solo fatto del male.
Edward tirò ancora e la presa scivolò sotto la mano di Winry, si allontanò da lei e non la guardò, colpevole di menzogne.
-Ogni notte-
E si chiuse la porta alle spalle.
Winry abbassò il capo, mentre altre lacrime le rigarono silenziose il viso, consce che non ci sarebbe stata un'altra notte, non più.

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